10 Novembre 2011

Ieri mi svegliai quando tutto intorno a me era ancora buio e silenzio. Non so perché ma iniziai a stiracchiarmi, a rigirarmi... Vista l'ora volevo ancora dormire un po', ma non mi fu possibile. Così iniziai a vagare per casa, a leggere, a cercare notizie e poi a cerare nel mondo qualcuno con cui comunicare. Ma tutti dormivano ancora. Era incredibile come io non potessi fare altrettanot e come mi senttii per un attimo estremamente sola. Quello non era il silenzio del bosco promaverile, non era il silenzio della biblioteca né della sala studio dove spesso andavo. Quello era il silenzio della notte morente, quando gli animali notturni si rintanano e quelli diurni terminano gli ultimi sogni. A qust'ora i rumori sono molto pochi, anche il mio respiro rimbombava nel vuoto. Eppure ero certa che se accanto a me avessi avuto colui che amavo, seppur dormiente, allora non mi sarei sentita sola.
24 Maggio 2011
Tempo fa decisi. Lasciare la strada vecchia per la nuova. Senza se, senza ma. Tentai quella salita ripida e scoscesa. All’inizio salire non era difficile, si trattava pur sempre di una salita, ma sarà l’entusiasmo o l’ombra… tutto sembrava fattibile. Poi, col tempo, il dirupo si fece sempre più scosceso, più irto, e i rami si diradarono. Ogni tanto sembrava esserci una piccola radura. Spesso mi ci fermavo, riposavo un po’. Allora mi sentivo in buona compagnia, mi sentivo circondata di affetto. Ma poi, appena ripreso il cammino, le cose si facevano ancora più dure, più difficili… eppure, non so perché qualcosa mi impedisce ancora di tornare indietro, di rinunciare a questa salita, anche sotto il sole cocente, anche quando mi sento sola e vorrei solo un abbraccio. Chi lo sa se, in cima, mi troverò sulla più bella radura mai vista o un burrone dal quale poter solo precipitare verso il basso.
05 Marzo 2011
Mi fermai un attimo a guardare, come da dietro un vetro. E vidi che il mondo attorno a me correva. Correva senza una direzione, nessuno si fermava, ma nessuno sembrava sapesse dove andare. Mi feci coraggio, mi diressi verso una donna, sembrava sicura di se, sembrava indaffarata. Le chiesi allora dove stesse andando, magari potevo aiutarla. Rispose: "vado là, devo correre, devo fare delle cose." "Cosa, posso aiutarla se vuole" "Non lo so, tante cose, tutto" Pensai che fosse una frase di circostanza, dovuta allo spavento, allora mi allontanai, persi di visibilità ed iniziai a seguirla. Andò là, proprio nella direzione in cui diceva. Poi arrivò ad una casa diroccata che sembrava fatta apposta per rilassarsi un po'. Invece iniziò a correre, quasi più di prima. Spostò un oggetto, poi un altro poi rimise apposto il primo, e così per il secondo. Non si fermava mai, spostava solo oggetti, questo qui, quello lì, l'altro là... Insomma non faceva nulla. Allora guardai un altro, ed un altro ancora...e mi accorsi che tutti correvano, tutti si lamentavano perché non avevano tempo per far tutto e tutti facevano qualcosa. Al che mi avvicinai ad un signore non più giovane, zoppiccava un po' ma anche lui sembrava indaffarato. Gli chiesi perché si lamentasse di non aver abbastanza tempo e lui mi rispose "vedo quelle gioie dei miei nipotini solo un pomeriggio a settimana, vorrei star con loro di più!" Tornai ad osservare...Tutti correvano da soli, Tutti avevano mille cose da fare, Tutti si lamentavano di essere soli...ed io che per un momento mi ero fermato pensavo che fossero tutti impazziti, perché in quel momento volevo star solo seduto in un punto deserto per stringere forte la tua mano.
23 Febbraio 2011
E' solo un profumo E' solo una musica E' solo un ricordo
E' un viso che si disegna nella mia mente, e nello stesso istante svanisce. Cosi' reale e cosi' etereo cosi' palpabile e cosi' lontano
Ricordo bene tutte le sensazioni che avevo Dubito che quelle si ripeteranno per sempre
Vorrei fermarmi Fermare tutto ad un istante quello in cui le tue labbra si posano sulle mie
03 Ottobre 2010
Camminasti per ore su di un lungo sentiero sembrava una giornata serena, con il cielo coperto solo dalle verdeggianti fronde degli alberi. Il sentiero era pianeggiante e sembrava procedere senza troppe difficoltà. Guardando più avanti scorgesti una radura e da lì due sentieri ripartivano, uno era il prosieguo del vecchio, semplice, in pianura, in parte ombreggiato... L'altro, inizialmente sembrava più scuro, un po' in salita ma, in qualche modo, forse più attraente proprio perché diverso e apparentemente meno semplice. Ti fermasti nella radura, incerto sul da farsi, quando scorgesti in un angolo uno strano antro. Qui trovasti una vecchina che ti offrì qualcosa di strano. Non sapesti mai cosa fu, ma parlando bevesti. Fu là, dopo quelle pozioni bionde e rosse che alternasti, che tutto cambiò. Il mondo ti si chiarì di fronte. Parole non troppo casuali uscirono dalle labbra. Esplicitasti in pochi attimi tutto quello che ti fu incerto fino poco prima. Così scopristi che le pozioni magiche esistono, anche se il loro effetto svanì in fretta. Già dopo esserti riposato dimenticasti l'ispirazione tornando nei dubbi, nelle incertezze. Così capisti che quel può la mente è molto forte, e una convinzione, una sfida contro se stessi non si lascia per un bicchiere riempito a metà... ma forse lavorando si può avere il coraggio per cambiare sentiero.
19 Luglio 2010
08 Luglio 2010
Ille mi par esse deo videtur, ille, si fas est, superare divos, qui sedens adversus identidem te spectat et audit dulce ridentem, misero quod omnis eripit sensus mihi: nam simul te, Lesbia, aspexi, nihil est super mi * * * * * * * * lingua sed torpet, tenuis sub artus flamma demanat, sonitu suopte tintinant aures, gemina et teguntur lumina nocte. otium, Catulle, tibi molestum est: otio exsultas nimiumque gestis: otium et reges prius et beatas perdidit urbes.
21 Febbraio 2010
Era una mattina fredda, dopo una notte tormentata. Guardai alla finestra ma non vidi nulla che mi sembrava caldo e familiare come il paesaggio quotidiano. Persi lo sguardo nel vuoto e per istinto mi voltai verso destra... sapevo che da dove mi trovavo a dove volevo vedere c'erano almeno un centinaia di chilometri e qualche montagna di mezzo. Ma non mi interessava. Restai lì minuti interi a fissare quel punto nel vuoto, troppo lontano per vederlo, troppo astratto per visualizzarlo. Eppure la mia mente urlava, voleva dirti tante cose.
Non so cosa accadde ma quasi per magia ricordai che era lunedì e che anche se avessi voluto non potevo scalare quella montagna e passarle oltre, al più potevo rientrare a casa e vestirmi per passare un'altra noiosa giornata di lavoro. Però c'era qualcosa che mi rendeva inquieta, avevo voglia di vederti...presi dal comodino una moneta, chissà forse un resto di quella dannata macchinetta del caffé, e la lanciai in aria...se viene testa questo finesettimana ci vedremo...la moneta ricadde a terra e il suo tintinnio mi fece ricordare che era già tardi...ma ora ero sollevata.
A volte è strano come si cerchi una rassicurazione sul lancio di una moneta piuttosto che su basi concrete.
27 Gennaio 2010
Il candore della neve quella notte illuminava le strade deserte così tanto da far invidia alla luce del sole. Se non fosse stato per l'assenza totale di rumori non sembrava neppure che la giornata aveva raggiunto il suo termine. Eppure mi trovavo lì, seduta su quel gradino, addossata al muro, attendendo che il tempo passasse quando vidi un ombra lontana. Da principio non riuscii a capire chi o cosa fosse né dove andasse poi sentii il fruscio dei passi sulla neve appena caduta finché a quell'ombra non si aggiunse un corpo, il tuo corpo. La struttura robusta che ti descriveva sembrava contrastare la morbidezza delle tue linee e la delicatezza dei tuoi passi. Ti avvicinasti in silenzio, delicatamente, cercando di non rompere quel silenzio tipico di una tale fredda notte. Così n solo sguardo e un sorriso sostituirono un lungo discorso di tutti quei convenevoli tipici di due sconosciuti, che per anche un breve tempo condividono un piccolo spazio. Qui lo spazio c'era, la città sembrava essere tutta nostra, eppure, entrambi, avevamo deciso per quel gradino in marmo, freddo, come la neve che lo circondava. E non perché non avessimo altri posti in cui andare ma, semplicemente, perché ne avevamo voglia. Da lì si poteva scorgere la piazza del paese stranamente illuminata e silinziosa, si poteva intravedere la luna così piena da sembrare vicina vicina. Ma in quel momento non si poteva prender parte alla frenesia della vita quotidiana, la neve e la notte avevano magicamente fermato tutto e lo spettacolo che la natura poteva offrire sembrava essere lì solo per noi, noi, che avevamo quel poco di follia di allontanarci da tutto e da tutti per sederci in un angolo in silenzio...e solo dopo tanto tempo regalarci un caldo sorriso.    
13 Dicembre 2009
Quella sera le ore passavano, come sempre, tra una risata ed un gioco al pc. Quando per caso iniziò quello scambio di battute su ciò che sembrava passato...quello che erano ricordi. Ricordi bellissimi, indimenticabili, di istanti interminabili che lentamente mutano nel presente. Assumono una forma sempre più consistente, più persistente...e rimangono lì, fondendo presente e passato per giorni e notti, portando a galla una serie di SE, di PERCHé che non possono essere numerati. Quella sera, finita già tardi, resta ancora inconclusa, sospesa...e forse, per questo, offre il punto di appoggio per una forza quasi vitale.
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